Zero rifiuti

Il pianeta blu

Cosa sai dell’acqua, dei fiumi, dei mari e degli oceani?
Sai che la vita esiste soprattutto grazie all’acqua e il suo ciclo?


Costituendo più del 70% della superficie del nostro pianeta, l’acqua, nelle sue diverse forme (solida, liquida, gassosa) permette la vita e identifica i vari biomi come foreste tropicali, savane e tundre. Ma c’è di più; senza questa quantità di acqua, parlando soprattutto degli oceani, non ci sarebbero le stagioni e tantomeno tutta l’aria con l’ossigeno che respiriamo.

Hai capito bene, non sono solo gli alberi – poveri anche loro che lottano una battaglia senza tregua – a contribuire all’ossigeno per noi fondamentale, ma anche il fitoplancton degli oceani. Infatti, sia gli alberi che il fitoplancton (immaginate delle alghe microscopiche) producono ossigeno, circa metà ciascuno.

Gli oceani possono essere definiti il “polmone blu” grazie alla fotosintesi clorofilliana svolta dai moltissimi microrganismi che vivono nelle acque superficiali raggiunte dalla luce del Sole (ingrediente fondamentale per il processo fotosintetico).
Immagina che, quando il polmone verde – rappresentato in primis dalla foresta amazzonica – respira e produce ossigeno, gli oceani rispondono a loro volta.

Tornando ai sopracitati biomi e alle stagioni, poche persone realizzano che è proprio grazie a queste grandi masse di acqua che abbiamo temperature diverse tutto l’anno, ma che comunque ci permettono di vivere (salvo ambienti estremi).

Gli oceani subiscono molto l’effetto dei cambiamenti climatici e il famoso “effetto serra”. Di fatto, la superficie oceanica è come una spugna che assorbe gran parte del calore dei raggi solari ed atmosferico e lentamente lo ridistribuisce attraverso le correnti marine e i venti atmosferici. Quando però questo calore risulta eccessivo in un lasso di tempo piccolo, come negli ultimi decenni a causa delle attività antropiche, ecco allora che avviene il surriscaldamento. Le acque registrano un aumento di temperatura di qualche grado centigrado, sufficiente ad impedire il regolare funzionamento degli ecosistemi. Pensate a noi esseri umani quando sentiamo di avere la febbre, ci bastano appena 2 gradi in più per stare molto male. Per gli oceani è lo stesso, solo che loro hanno tempi di recupero diversi dai nostri e non ricorrono ai medicinali.

Inoltre, nell’acqua vi è una biodiversità inestimabile piena di colori e curiosità, in parte ancora sconosciuta. Questa bellezza è in grave pericolo a causa dell’inquinamento antropico che non si cura dello stato delle acque dal momento che l’uomo vive sulla terraferma e ritiene gli oceani abbastanza grandi da minimizzare questo impatto, o addirittura nasconderlo.

L’acqua e il suo scorrere non si possono fermare, solo limitare. Se pensi che le spiagge ricoperte di plastica o di altre cose non naturali non ti riguardino… ti sbagli di grosso! Sono in parte merito tuo; sarebbe meglio dire colpa. Una ciabatta dimenticata a riva può percorrere migliaia di km e finire in una spiaggia lontanissima. Che sarà mai una ciabatta dici tu. Immagina altrettante mila ciabatte insieme ad altri oggetti di plastica, minuscoli e\o voluminosi: vengono trascinati per tutto il globo e spesso divengono un’arma mortale per gli abitanti dei mari.

Le reti dei pescatori intrappolano tartarughe e altri pesci non sfruttati per la pesca che muoiono nel loro stesso ambiente. Nonostante siano esseri acquatici, quando si ritrovano imprigionati non riescono a nutrirsi e muoversi,  a volte si feriscono cercando di liberarsi, altre volte rimangono in zone povere di ossigeno o inquinate, iniziano a stressarsi e muoiono. Oppure buste di plastica scambiate per meduse che finiscono per essere mangiate ma mai digerite. Nemmeno tu digeriresti della plastica, ammettilo.

L’inizio di questi orrori parte anche dai corsi di acqua dolce: industrie, fabbriche, abitazioni che rilasciano nell’acqua scarti, rifiuti, e vanno a confluire nelle fogne. Capita anche che ci siano rifiuti liquidi e quindi meno visibili ai nostri occhi ma altrettanto letali perché di natura chimica. Ti basti pensare al dentifricio e agli shampoo che vanno giù per lo scarico, come i detersivi: sono spesso sintetici e difficili da degradare. Molti paesi utilizzano dei filtri particolari prima di rilasciare queste acque nei vari corsi idrici, ma chi non può permetterselo non lo fa. E ciò comporta un ulteriore inquinamento delle acque.

Parecchi conoscono l’effetto farfalla. Noi siamo molto più grandi di una farfalla. Pensa che effetto possiamo avere sul mondo.

La lista continuerebbe ancora per molto ma mi fermo e ti dico cosa si potrebbe fare nel piccolo per diminuire questo impatto.

  • Scegli prodotti più naturali, ce ne sono molti in commercio e anche più efficaci dei sintetici. Non pensare che il loro prezzo sia così maggiore: basta meno quantità e il risultato non cambia. A volte è migliore e il tuo corpo ne trae beneficio.
  • Ricicla indumenti e calzature più che puoi. Se proprio vuoi liberartene c’è chi ne ha bisogno. Oppure reinventali.
  • Fai la raccolta differenziata e limita l’uso di monoplastica. Prediligi l’acquisto di prodotti sfusi o confezionati in modo sostenibile.

Se già agisci in questi termini ti faccio i miei complimenti. Allora la prossima sfida che ti lancio è suggerire queste chicche a tutte le persone che conosci.

Think globally. Act locally.

(Marta Mazzetto)


Marta Mazzetto

Sono Marta, una neolaureata in biologia marina e che naturalmente nutre un grande amore e rispetto per il mare. Da sempre appassionata di ambiente e natura cerco di rendere il tutto parte della mia quotidianità attraverso attività, studio e scambio di informazioni/idee.

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